• Storia
  • Dietro il marchio (2003)
  • Terroir Le Chiusure (2010)
  • Valtènesi (2013)
Cento anni fa tre quarti dei terreni di Portese erano coperti dai vigneti.
I vini della Valtènesi erano allora “molto ricercati a Brescia e fuori provincia”, e avevano un peso determinante nell'economia locale.
Le vigne, insieme agli olivi, disegnavano il paesaggio gardesano.

Oggi non è più così.
L’agricoltura -e in particolare la viticoltura- sono ai margini.
L’obiettivo dei proprietari dei terreni attorno al lago più grande e più bello d’Italia si chiama edificabilità. Massimo incremento di valore con il minimo sforzo.

Il nostro lavoro è in controtendenza. Vogliamo vedere rinascere i vigneti in Valtènesi.
Abbiamo come obiettivo il continuo miglioramento qualitativo dei nostri prodotti.
E ciò che ne consegue.
Perché valorizzare il prodotto vino significa dare futuro al vigneto come forma di impiego della proprietà fondiaria e, in fin dei conti, tutelare il territorio e il paesaggio.

E allora siamo felici di raccontare che a primavera pianteremo una nuova vigna.
La pianteremo per soddisfare una domanda in crescita e anche per avere più Groppello nel contesto della nuova doc Valtènesi.

Ma andando con ordine, per chi è curioso di una breve storia de Le Chiusure, proponiamo il racconto dei primi passi in Dietro il marchio (2003), la ricerca identitaria in Terroir Le Chiusure (2010) e la scelta del nome che storicamente rappresenta il nostro territorio in Valtènesi (2013).

Abbiamo pensato alla realizzazione di questo website come a un'occasione per chiarire a noi stessi a che punto siamo e raccontarlo alle persone con le quali siamo entrati in contatto in questi anni.
Non a tutti forse interesserà sapere cosa sta dietro a una buona bottiglia di vino o alla piacevolezza di una settimana di vacanza.
Ma noi vorremmo parlare a coloro che sanno che quel sapore o quell'atmosfera possono essere meglio apprezzati e goduti dando un'occhiata dietro il marchio.

IL PASSATO
Pochissime informazioni sul passato, solo quelle necessarie.
Di famiglia bresciana, mi sono laureato in Scienze agrarie all'Università di Firenze, molto deluso dallo studio teorico dell'agricoltura e da una scuola che non ci portava mai fuori dalle aule, nei campi e nei vigneti. Ho proposto la mia tesi di laurea sul fenomeno della produzione di spumante in Franciacorta a una casa editrice della quale sono poi diventato redattore e collaboratore.
Dopo qualche tempo si verificò, nei terreni di proprietà della famiglia materna che ora coltiviamo, la possibilità di fare un test qualitativo su un'eventuale produzione di vino. Il parere dell'enologo fu favorevole e subito con la prima annata di prova ottenemmo il più alto punteggio in una degustazione di vini del Garda bresciano. Inoltre il lavoro nel vigneto e nell'oliveto finalmente mi spiegò per quale ragione qualche anno prima avevo pensato di studiare l'agricoltura: il campo era un'altra cosa, molto più entusiasmante.
Dal 1989, alla prima vendemmia, mi sono trasferito a Portese, dove dopo un anno mi ha raggiunto mia moglie Paola. Dopo qualche tempo all'attività di produzione di vino e olio abbiamo affiancato un piccolo agriturismo che offriva cene su prenotazione e vacanze in due confortevoli alloggi. Una cucina familiare, semplice ma raffinata nei particolari e attenta all'accostamento con i nostri vini, è stata negli anni scorsi un ottimo veicolo promozionale per il nostro nome. Del 2001 la decisione di destinare a un terzo alloggio gli spazi della cucina, interrompendo un'attività di molte soddisfazioni ma assai impegnativa quando gestita, come era nostro desiderio, con le sole forze familiari.

A CHE PUNTO SIAMO
Abbiamo oggi circa tre ettari di vigneto e due di oliveto dai quali ricaviamo circa quindicimila bottiglie di vino e un migliaio di olio extravergine d'oliva. Tre appartamenti che possono ospitare una dozzina di persone costituiscono l'agriturismo.
Le dimensioni contenute dell'azienda e l'elevato valore dei terreni nella zona ci conducono inevitabilmente a una continua ricerca per migliorare il prodotto: e questo, del resto, dà senso all'impegno di ogni giorno e si traduce nella gratificazione che, più del profitto, ci fa appassionare al nostro lavoro.
Ecco quello che pensiamo su alcune questioni che possono interessare simpatizzanti, ospiti e clienti.

IDENTITA'
Aspiriamo a produrre prodotti, e in particolare vini, che abbiano una loro identità e per i quali il gusto diffuso del consumatore non sia il punto di riferimento prevalente. Le nostre piccole dimensioni ci danno la libertà di non inseguire i cambi del gusto, spesso legati a mode incerte nella durata e nelle motivazioni. Pensiamo a vini sapidi, i nostri terreni li possono dare, vini persistenti e riconoscibili nelle annate; che non mirano ad essere suadenti o accattivanti, ma che hanno come massima aspirazione quella di diventare, nel loro piccolo, dei classici.

TIPICITA'
Diamo grande importanza a che appaia evidente il legame tra i prodotti e il luogo.
Quello che i francesi chiamano il bon lieu à vignes - il luogo vocato alla vigna - deve trasferire ai prodotti la sua peculiarità. I terreni formano la base del concetto di tipicità che ha un senso più generico legato alla zona di produzione, ma anche un senso più specifico per la singola azienda. Al viticoltore, e anche al suo lavoro in cantina, la responsabilità di far emergere il valore del proprio terreno caratterizzandolo con la scelta delle uve e delle tecniche enologiche.
A chi cerca la tipicità e la tradizione delle nostre colline offriamo due vini a denominazione d'origine controllata, il Groppello e il Chiaretto, e l'olio extravergine d'oliva.
Nei nostri altri prodotti, e la linea di demarcazione è chiara in etichetta, resta un nesso con il luogo nell'indicazione geografica tipica (Benaco bresciano). Ma l'uso di diverse uve e i metodi in cantina sono liberi dal rispetto di tradizioni che qualche volta possono essere limitanti per determinati obiettivi enologici.

ZONA DI PRODUZIONE
Purtroppo la nostra zona di produzione denuncia da anni il forte limite di non riuscire ad esprimere unità di intenti: per essere più chiari vi sono numerose aziende, spesso quelle di dimensioni maggiori, per le quali l'obiettivo qualitativo non è prioritario. E quindi chi, e non siamo per fortuna i soli, punta a migliorare è spesso deluso dalle scelte o dalle non scelte che prevalgono.
Un catalogo di vini di qualità ci ha recentemente presentato dicendo che i nostri prodotti non hanno nulla a che fare con quelli più diffusi della nostra zona di produzione. Si voleva evidentemente sottolinearne la qualità. Cosa che da un lato ci ha fatto molto piacere come azienda ma che ci ha fatto dolorosamente pensare a quanto sarà da fare per cancellare pregiudizi negativi sulla zona che purtroppo non sono immotivati.

CREDIBILITA'
Su questo tema si innesta la questione della credibilità presso il consumatore. Tanto più importante per quanto sopra scritto e in un tempo, qual'è il nostro, di slogan facili e superficiali.
Il più utilizzato dai produttori di vino è il seguente: "nella nostra produzione coniughiamo le antiche tradizioni alla più moderna tecnologia". Ma davvero? Parole ovvie e svuotate di significato che non abbiamo più il coraggio di usare. Il loro abuso ce lo impedisce.
Preferiamo provare a conquistarci una credibilità badando al sodo, mettendo nero su bianco quello che pensiamo.
Scripta manent. E allora questo website assume il significato di un impegno scritto verso chi ci legge. La descrizione dei nostri prodotti e dei nostri processi cerca di essere precisa, dettagliata e di dare trasparenza a come lavoriamo.

BIOLOGICO
Pensiamo sia importante esprimere una posizione sul cosiddetto "biologico" e sulla qualità dei nostri prodotti da questo punto di vista.
Quando iniziammo uno dei primi atti della nostra attività fu quello di certificare la biologicità dei prodotti. Verso il termine (tre anni) del periodo di conversione ad azienda biologica incontrammo un'annata climaticamente molto difficile che determinò una forte perdita quantitativa e, quel che fu peggio, qualitativa del prodotto. Ripensammo la nostra posizione, ma fummo comunque tra le prime poche aziende in provincia di Brescia ad accettare le condizioni del regolamento CEE 2078/92 poi 1257/99 che, volendo tutelare la salute del consumatore, obbligava le aziende aderenti al rispetto di una serie di norme produttive (tra cui le più importanti: divieto assoluto al diserbo chimico sottofila, limitazione severa della varietà di prodotti antiparassitari utilizzabili e della loro frequenza d'uso, concimazioni secondo limiti massimi consentiti da un piano aziendale redatto da un tecnico abilitato). Non ci fu difficile accettare le limitazioni imposte da questa legge semplicemente perché già le adottavamo per libera scelta.
E' da nove anni che produciamo nel rispetto di queste limitazioni e, se non certifichiamo come biologico il nostro prodotto, cosa che nella maggior parte delle annate potremmo fare, è perché non accettiamo l'idea che condizioni episodicamente molto difficili possano pregiudicare la qualità del prodotto finale. Ma non è detto che entro qualche tempo, con un'accresciuta esperienza, non si decida di andare oltre questa situazione cercando una certificazione ufficiale.

I NOSTRI CLIENTI
Circa metà del nostro prodotto è venduto a clienti privati che nella maggior parte dei casi ci visitano in azienda. L'altra metà è destinata alla ristorazione (sul lago di Garda soprattutto e nel nord Italia), a negozi di vino all'estero (Germania e Olanda) e, per una parte più piccola, ad omaggistica aziendale soprattutto a Natale.

DOPO QUINDICI ANNI
Un piccolo bilancio dopo quindici anni mette all'attivo vari risultati positivi: abbiamo avuto gratificazione per il nostro impegno, riconoscimenti ufficiali in guide, concorsi e degustazioni, la sensazione complessiva di aver messo le basi di un'attività solida e con buone prospettive di sviluppo.
Vi è però un aspetto apparentemente secondario della nostra attività che ci piace sottolineare. Facendo questo lavoro abbiamo incontrato negli anni una grande quantità di persone. E con alcune di esse, non poche, si sono instaurati rapporti di ogni tipo che hanno allargato il nostro orizzonte e offerto nuove prospettive. Una rete di rapporti umani che, nati con l'assaggio di un vino o da una vacanza riuscita, vanno oltre i luoghi e le età e continuamente si ricreano in sorprendenti nuove situazioni.
Il mondo è piccolo e chi ha gusti e sensibilità affini spesso si ritrova negli stessi luoghi e negli stessi pensieri. Anche a questo, oltre naturalmente che a fare affari, internet può servire.

Sono passati circa sette anni dalla realizzazione del sito lechiusure.net e dall’invito di allora a guardare dietro il marchio per conoscere i pensieri che stanno alla base del nostro lavoro.
Non siamo stati fermi e un po’ alla volta ci sembra di aver dato forma a una nuova e più solida identità, quella che oggi abbiamo deciso di raccontare come “Terroir Le Chiusure”.

TERROIR
Sul significato di questo termine è sempre in movimento un dibattito tra chi vuole restringerlo all’interazione tra vitigno e fattori ambientali (clima, suoli) caratterizzanti un determinato territorio, e chi invece vi include l’intervento dell’uomo come espressione di tradizioni e culture locali e come portatore di una personale esperienza interpretativa di queste ultime che poi si traduce e influenza il risultato finale e cioè il vino.
In Francia, dove questo concetto si è formato, si propende per questa accezione più estesa che è quella che anche noi preferiamo.
Il vino infatti non esiste di per sé in natura ed è un prodotto della cultura umana.
Da questa constatazione discende la convinzione che il carattere di un vino, oltre che essere evidentemente il risultato di una determinazione genetica (vitigno, clone) e ambientale (clima, suolo), è profondamente influenzato sia dalle conoscenze e tradizioni condivise nel territorio di produzione che dal pensiero, dalle inclinazioni, dalla coscienza, dalla storia individuale di chi lo produce.

TERROIR LE CHIUSURE.  IDENTITA' DI UN VINO
Terroir
  Le Chiusure
è quindi il tentativo di riconoscere e far conoscere la nostra peculiarità, che essa venga dalle zolle dei nostri campi come dal pensiero più astratto e apparentemente distante; e di definire così un’identità, lavorando perché affiori e si percepisca nelle nostre bottiglie.

Terroir  Le Chiusure vuole essere anche una sorta di autocertificazione e di garanzia verso chi acquista i prodotti recanti il marchio Le Chiusure. 

 IL NOSTRO VIGNETO.  ETA’ E  VARIETA’
Le uve utilizzate per produrre i nostri vini -le uniche delle quali possiamo garantire in modo assoluto qualità, sanità e provenienza- sono soltanto quelle vendemmiate nei nostri terreni
.
Abbiamo poco più di tre ettari di vigneto, tutti in Comune di San Felice del Benaco nella campagna di Portese, dove sono oggi piantati 15.451 ceppi di vite.

Questo il vigneto con le varietà in percentuale:

varietà n° ceppi % del vigneto
Groppello 4.904 32
Barbera       3.434  22
Rebo     2.922 19
Sangiovese  1.944 12
Merlot    1.472  10
Marzemino   775 5
totale 15.451 100


Groppello

Barbera

Oggi, nel 2010, l’età dei vigneti è la seguente:
18 anni 26 %, 13 anni 22 %, 10 anni 11 %, 7 anni 23 %,  4 anni 18 %.
             
Nei venti anni passati non abbiamo mai acquisito un solo grappolo d’uva proveniente da vigneti altrui, cosa che intendiamo continuare a fare. Assumiamo qui l’impegno a dichiarare nella nostra sede di vendita e su questo sito qualsiasi scelta diversa da quanto sopra scritto.


Sangiovese

Marzemino

RETE ANTIGRANDINE
Nella nostra regione sono abbastanza frequenti temporali estivi con grandinate che possono danneggiare l’uva in vigna, spingendo il viticoltore a correre ai ripari acquistando prodotto sostitutivo.
La nostra risposta a questo rischio è stata ben diversa.
Oggi il 100 % del nostro vigneto è protetto da rete antigrandine
-con il sistema verticale non ombreggiante “a grembiule” indicato per l’uva da vino di qualità- a salvaguardia delle uniche uve sulle quali può fondarsi il nostro progetto di qualità, sanità e identità.
La rete antigrandine in molte occasioni ci ha protetto da piccoli o grandi danni qualitativi, consentendoci negli anni di portare in cantina uve perfettamente integre; e anche nell’agosto 2002, quando una fortissima grandinata produsse nella nostra zona danni quantitativi dell’80-90 %, perdemmo soltanto il 5 % di prodotto; e vinificammo, come tutti gli altri anni, le nostre uve.

Perché consideriamo così importante lavorare soltanto con le nostre uve?
Perché sono le uniche sulle quali può basarsi un progetto di qualità, sanità e identità del prodotto.

QUALITA’ DELLA MATERIA PRIMA
Il primo requisito che chiediamo alle nostre uve è un requisito qualitativo: vogliamo che al momento della vendemmia esse abbiano conseguito quel grado di maturazione che le rende atte a produrre grandi vini.
A questo scopo concorrono molti fattori ma vogliamo qui sottolinearne i più rilevanti: due scelte di fondo (densità di impianto elevate e inerbimento dei vigneti) e una scelta che si compie annualmente nel vigneto (il diradamento dei grappoli).

Densità di impianto
I nostri vigneti sono stati tutti piantati con fittezze comprese tra le 5000 (primi impianti del 1991 – 1992) e le 6500 piante ad ettaro (ultimi impianti del 2000, 2003 e 2006). Questo ci consente di produrre poco per ogni ceppo e questa, è risaputo, è la prima regola della qualità.

Inerbimento
L’inerbimento è una scelta agronomica compiuta una quindicina di anni fa che si conferma vincente rispetto alle caratteristiche dei nostri terreni e del nostro clima. Si tratta di lasciar sviluppare l’erba che spontaneamente cresce nel vigneto, curandola in modo da garantirne l’equilibrato sviluppo e la costante presenza durante tutta la stagione.
Soprattutto nelle annate piovose i terreni inerbiti garantiscono uve più sane e anticipo nelle maturazioni, come conseguenza di un miglior equilibrio vegeto-produttivo della pianta: minore vigoria, minore produttività, minore compattezza dei grappoli, aumento dello spessore e del tenore in polifenoli delle bucce.
Ma l’inerbimento migliora anche la struttura del terreno (a favore dell’esplorabilità da parte delle radici), la vita nel terreno (maggiore quantità di sostanza organica significa più microrganismi, più fauna terricola per un miglior equilibrio naturale) e anche la biodiversità fuori dal suolo (presenza di insetti e acari utili).

Diradamento delle uve
Infine il diradamento dei grappoli (da qualcuno chiamato “vendemmia verde”), operazione determinante per la qualità della materia prima/uva: ogni anno al momento dell’invaiatura (il cambio di colore degli acini, tra fine luglio e inizio agosto) percorriamo tutti i filari, osserviamo con pazienza ogni ceppo e selezioniamo i grappoli che possono rimanere a maturare perfettamente sulla pianta, alleggerita di quelli in eccesso. E’ una scelta di rinuncia quantitativa che sempre giova alla qualità delle uve rimaste in vigna, ma che in certi anni di grande fertilità diventa a dir poco decisiva.


Rebo

Merlot

SANITA’ DELLE UVE
Il secondo requisito, quello della sanità, è strettamente connesso al primo, la qualità.
Se le uve si mantengono sane anche in annate difficili intorno al tempo della vendemmia, il viticoltore non deve ricorrere a forzate raccolte precoci e può attendere la perfetta maturazione.
Generalmente vigneti impostati su scelte di bassa produttività per ceppo producono uve dalla buccia più dura e resistente alle patologie, uve che saranno mediamente più sane nel periodo più problematico che è quello delle ultime settimane di maturazione.

Ma quando parliamo di sanità non alludiamo soltanto all’integrità dell’uva al momento di trasformarla in vino. Ci riferiamo anche al suo essere il risultato della gestione agronomica di un terreno e delle modalità di nutrimento e di protezione dalle malattie applicate ai vigneti da cui proviene.
La sanità dell’uva diventa così la più importante garanzia che come viticoltori possiamo dare a chi consuma il prodotto della fermentazione di quell’uva. 

Non abbiamo mai diserbato chimicamente.
Quella striscia gialla di erba bruciata dalla chimica visibile a volte sotto i filari mi ha da sempre fatto pensare: mai nei nostri vigneti.  L’erba del sottofila viene semplicemente tagliata, quando necessario.

Utilizziamo soltanto concimi di origine animale e vegetale, nella misura sufficiente a conservare inalterata negli anni la fertilità dei nostri terreni; un terreno vivo è infatti il luogo migliore dove far crescere le radici delle nostre piante.

La difesa dalle malattie crittogamiche avviene utilizzando prodotti di origine naturale, in primo luogo il Rame e lo Zolfo, che da oltre un secolo proteggono i vigneti europei dalla Peronospora e dall’Oidio. Non utilizziamo prodotti di sintesi chimica che per agire penetrano nella pianta; il Rame e lo Zolfo sono prodotti “di copertura”, agiscono depositandosi sulle foglie e sui grappoli e la loro protezione è valida per qualche giorno finché una pioggia non li dilava.

Anche dagli insetti dannosi ci difendiamo utilizzando estratti di piante, come ad esempio il Piretro, e solo dopo specifici controlli di campo per verificare l’effettiva necessità dell’intervento.

Anni di esperienza, comprese annate con condizioni climatiche molto favorevoli allo sviluppo delle malattie, ci hanno dimostrato che produrre uva estremamente qualitativa e sana senza far uso di alcuna sostanza di sintesi chimica è dunque possibile.
Lo affermiamo con convinzione per la zona nella quale operiamo, la Valtènesi, sulle colline moreniche del lago di Garda.  Confrontandoci con viticoltori di altre zone di produzione ci siamo sempre più persuasi che nelle nostre colline le condizioni climatiche siano particolarmente favorevoli alla coltivazione della vigna con un ottimo compromesso tra piovosità e insolazione e conseguente scarsa aggressività dei patogeni.
Un po’ di fortuna non guasta.

IDENTITA’ COME VALORE
Il terzo requisito, quello dell’identità, è il più difficile da definire e non si riferisce soltanto alla materia prima ma anche al prodotto finale e alla percezione complessiva che i nostri clienti hanno de Le Chiusure.
Sarà, l’identità,  il filo conduttore che ci porterà sino al termine di questo testo.

Molti aspetti concorrono alla definizione dell’identità dei nostri vini.
Innanzitutto la nostra collocazione geografica e il far parte di una zona di produzione - la Valténesi, il territorio di morena collinare tra Desenzano e Salò- con un’antichissima storia viticola che in questi anni sta cercando di rinnovarsi identificando e promuovendo dei caratteri comuni riconoscibili nei suoi vini.

Per quanto riguarda i vitigni, due sono le uve su cui si fonda principalmente l’identità aziendale: il Groppello, uva autoctona coltivata unicamente sulle nostre colline, e il Rebo, vitigno nato in Trentino ma che qui ha probabilmente trovato il suo ambiente di elezione tanto da essersi ampiamente diffuso negli ultimi anni. Noi fummo tra i primissimi a credere in questa uva e possiamo vantare ormai una quindicina d’anni di esperienza nella sua vinificazione.

IL LAVORO DI CANTINA
Anche il lavoro di cantina contribuisce fortemente all’identità.
Ad esempio, nella nostra esperienza, la cuvée di diverse uve ha sempre fornito, salvo rare eccezioni, un risultato migliore rispetto alle basi monovitigno. Questa è la semplice ragione per cui i nostri vini provengono da assemblaggi, realizzati gradualmente nelle varie fasi di affinamento. E ciò anche se la vendemmia avviene separatamente per le varie uve, poiché esse raggiungono la perfetta maturità in momenti diversi.

Il buon vino si può fare solo con una buona uva.
Il lavoro di cantina ha quindi l’obiettivo principale di rispettare e mantenere l’integrità delle caratteristiche delle uve di partenza. Quante più sostanze delle uve riusciremo a far passare nel vino, tanto più esso sarà ricco, complesso e salubre.
Tutto il lavoro svolto in campo per ottenere un prodotto sano e integro va a favore della possibilità di ridurre abbondantemente l’uso dei solfiti in ammostamento e nelle varie fasi di conservazione del vino fino all’imbottigliamento. Pensiamo di poter in poco tempo giungere a una quantificazione di questa riduzione.
Preferiamo inoltre che le fermentazioni siano svolte dai lieviti dell’uva senza aggiunte di lievito industriale se non in particolari e rari casi su vini ad alta gradazione alcoolica per aiutare il completamento della fermentazione stessa.

GROPPELLO  E  CHIARETTO,  CAMPEI  E  MALBORGHETTO
Dopo vent’anni di lavoro il rapporto con i nostri quattro vini non è molto diverso da quello che si ha con degli amici, con dei compagni di viaggio. Negli anni ho imparato a conoscerli, ho anche preso decisioni che nel tempo li hanno un poco modificati proprio con l’obiettivo di delineare meglio la loro identità.

Il Groppello è la nostra radice nel passato, il nostro legame con queste colline che guardano da ovest il lago: la prova della nostra appartenenza al luogo, il punto di partenza di ogni discorso che possiamo fare sul vino. Se il Groppello è autentico, dal suo colore rosso “che ci vedi attraverso” all’immediatezza del suo sapore schietto, tutto il nostro lavoro è vero e ha un senso.
Anche il Chiaretto nasce dal Groppello e da una tradizione ormai secolare. Ma allo stesso tempo è il vino che ci colloca in una ricerca di gusto europea, nel mondo dei “pale rosé” del Sud Francia e, speriamo si possa dire presto, del Garda:  rosati sempre più rosa e sempre più lievi nell’intensità cromatica, profumati di fiori e di frutta, eleganti e delicati al gusto e capaci di conquistarsi finalmente uno spazio nell’immaginario di chi ama il vino.
Come chiave di lettura del Campei vorrei offrire la sua etichetta dove il motivo grafico è un ingrandimento delle pietre del muro che chiude il nostro vigneto.
Le pietre sono la nobiltà dei vigneti, la matrice minerale da cui derivano i terreni e quindi il carattere dei vini che ne provengono.
Il Campei nella mia immaginazione affonda le sue radici tra i sassi dei terreni delle nostre colline e ne trae la sua sapidità fragrante  e un corpo/spirito robusto e capace di invecchiare ma allo stesso tempo lieve. 
Infine il Malborghetto, obiettivo durata nel tempo, alcolicità e concentrazione del succo che ci hanno già consentito degustazioni verticali di dieci annate. La presenza di uve come il Rebo e il Merlot conferisce a questo vino un carattere suo e l’impronta del terroir si nasconde un poco dietro alla presenza forte dei vitigni. E’ il meno tipico dei nostri vini, la nostra interpretazione di appassionati del grande vino rosso classico.

ETICHETTE,  IDENTITA’  NEI  SEGNI  DEL  PASSATO
La ricerca grafica che ha portato alle etichette attuali ha trovato il suo punto di riferimento nei segni del passato, nella storia dei nomi e dei luoghi.
Anche questo è un segno distintivo della nostra identità a partire dal nostro nome Le Chiusure, toponimo del luogo e della proprietà.
Campei è pure toponimo della campagna di Portese dove si trovano i nostri vigneti,  ricordato dai vecchi contadini; e Mal borghetto, che è nome della contrada del paese dove sta la nostra casa, allude forse a qualche malefatta di tempi lontani.
La grafia antica sulle etichette del Groppello e del Chiaretto e la mappa catastale che mostra la nostra casa addossata ai ruderi del castello di Portese sull’etichetta del Malborghetto, nascono entrambe dal passaggio di Napoleone nella nostra regione due secoli fa.


 
VITICOLTORI  PROTETTORI  DEL  TERRITORIO
Istintivamente, all’inizio della nostra attività, avevamo scelto per comporre il nostro marchio quelli che ci sembravano essere i due elementi più significativi del paesaggio gardesano: gli ulivi e i muri di pietra a secco. In entrambi sentivamo forte la presenza della natura e dell’uomo, gli artefici della bellezza che ci circondava, di quel paesaggio che molte volte ha contribuito a trasformare una giornata di lavoro nei campi in un piacere degli occhi e dello spirito.
Dopo vent’anni comprendiamo meglio le ragioni di quella scelta istintiva.
Il paesaggio gardesano, la natura, il nostro territorio subiscono l’attacco di un’aggressione edilizia senza precedenti e rischiano di essere cancellati.
Quella dell’agricoltore si sta progressivamente trasformando in una professione all’incrocio tra produzione,  protezione della natura e gestione del territorio. E, pur riconoscendo alla qualità del prodotto l’obiettivo fondamentale del nostro lavoro, la responsabilità che vogliamo assumerci in questi anni è anche quella di far sentire la nostra voce in difesa del paesaggio e della natura, non soltanto intesi come valore estetico e culturale ma come necessità vitale per noi e i nostri discendenti. 
Da questo punto di vista, produrre eccellenza qualitativa significa oggi produrre reddito agricolo il quale a sua volta produce protezione del territorio.

UNA GESTIONE AZIENDALE SOSTENIBILE
La responsabilità verso il nostro territorio fa parte di una responsabilità più ampia che sentiamo verso il pianeta negli anni del global warming e dell’emergenza ambientale.
Le modalità di lavoro che adottiamo garantiscono continuità nel tempo al processo produttivo sui nostri terreni; il mantenimento della fertilità dei suoli, la ricerca di un impatto minimo sugli equilibri naturali e il rispetto dell’ambiente circostante fanno parte di un approccio sostenibile all’esercizio della coltivazione.
Approccio che è fondato su principi certi e dimostrabili scientificamente.
E’ possibile ad esempio che nel prossimo futuro la nostra azienda partecipi a un progetto di quantificazione dell’impronta carbonica prodotta dalla nostra attività con l’obiettivo di averne consapevolezza e di provare a ridurla.
Lo sviluppo di pratiche ecocompatibili in vigna e in cantina trova quindi queste motivazioni, ma vuole anche salvaguardare suolo e piante senza l’integrità delle quali non si può parlare di vino di terroir.

E qui il cerchio si chiude, torniamo al punto da cui eravamo partiti, alla volontà di far conoscere e garantire a chi apprezza i nostri vini o a chi li incontra per la prima volta, il “terroir Le Chiusure” e alcune facce della sua identità.

Se è vero che il valore non risiede più soltanto nel prodotto  ma anche nei valori identitari che rappresenta, siamo fiduciosi che queste parole possano essere  percepite come un arricchimento dei profumi e del sapore dei nostri vini.

Valtènesi è il nome storico del territorio collinare a ovest del lago di Garda e, dal 2011, è anche divenuto il nome della denominazione d’origine controllata (doc) dei vini della zona.

Di fronte alla necessità di una migliore identificazione presso i consumatori e il mercato, i produttori hanno scelto di promuovere i propri vini attraverso il nome che da secoli rappresenta il loro territorio.

DUE VINI
La doc Valtènesi prevede due tipologie di vino basate sul Groppello che deve essere presente in una percentuale compresa tra il 50 e il 100 %:

1. il Valtènesi (inteso come vino rosso anche se “rosso” non si scrive in etichetta)
2. il Valtènesi chiaretto

Le altre uve che possono entrare nella composizione dei vini della doc Valtènesi sono quelle autorizzate in provincia di Brescia e oggi più diffuse sulla costa bresciana del lago di Garda, sostanzialmente Sangiovese, Barbera, Marzemino e Rebo. I vitigni internazionali sono limitati a un 10 % complessivo.

ZONA DI PRODUZIONE
La zona di produzione è costituita dal territorio dei comuni della Valtènesi storica (San Felice, Puegnago, Manerba, Polpenazze, Moniga, Soiano, Padenghe) allargato alla cerchia di colline moreniche retrostanti con terreni dalle caratteristiche pedologiche similari.
Per sintetizzare: le colline tra Salò e Desenzano.

Il disciplinare di produzione regolamenta la data di immissione al commercio dei vini doc Valtènesi: non prima del 14 febbraio per il Valtènesi chiaretto e non prima del 1° settembre per il Valtènesi.

In definitiva il Valtènesi è un vino territoriale a base di Groppello, niente di diverso da quello che sono per esempio il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Morellino di Scansano tutti vini territoriali a base di Sangiovese.

L'impegno dei produttori deve oggi essere quello di rendere riconoscibili i vini della Valtènesi attraverso la definizione di una matrice comune, da ricercarsi innanzitutto nel carattere dei suoli e nella dominanza del Groppello; e anche nelle proporzioni degli altri vitigni che comunque fanno parte da lungo tempo di una tradizione dell'utilizzo in blend di varie uve.
In questa logica la denominazione in etichetta dei nostri vini si trova oggi nel corso di un cambiamento che si concluderà nella seconda parte del 2013.

Il Garda classico Chiaretto doc è già divenuto Valtènesi Chiaretto doc e sarà commercializzato a partire dal 14 febbraio di ogni anno. Nessuna sostanziale modifica in bottiglia ma un convinto impegno perché venga riconosciuto il grande progresso qualitativo compiuto negli ultimi anni da questa tipologia di vino.
Sembra difficile non rendersi conto, se non per la pigrizia a modificare un pregiudizio, di un vino profondamente cambiato a partire dalla scelta del momento di vendemmia -anticipato rispetto alle uve per i vini rossi- e ancora di più in cantina con contatti con le bucce mediamente più brevi, con blend diversi dal passato tra le varie uve e, più importante di tutto, con la gestione in protezione dall’ossigeno di tutte le fasi dall’ammostatura all’imbottigliamento.
La Valtènesi probabilmente ha qui -nella crescita qualitativa e identitaria di un rosato moderno, delicato e fragrante, un pale rosè sullo stile dei provenzali ma con le nostre caratteristiche saline e sapide-  la sua carta più preziosa da giocare.

Passando ai vini rossi, riteniamo fondamentale per la semplificazione della comunicazione che il Valtènesi sia pensato come una pluralità di vini per ogni azienda; non deve assolutamente aggiungersi ai rossi aziendali ad impronta territoriale, bensì sostituirli.

Per questo, nel corso del 2013, con l'esaurirsi del Garda classico Groppello doc e del Campei Benaco bresciano igt dell'annata 2010, essi saranno sostituiti dal Valtènesi doc 2011 e dal Valtènesi Campei doc 2011.
Nel primo vi sarà una leggera diminuzione della percentuale di Groppello per giungere intorno al 70%, e il vino risulterà sostanzialmente immutato rispetto al Garda classico Groppello delle annate precedenti.

Nel Campei invece il Groppelllo sarà aumentato fino al 50% per rientrare nelle caratteristiche della doc Valtènesi. Stiamo lavorando sull'altro 50% per mantenere l'impronta di un vino -nel sapore, nella complessità e nella possibilità di invecchiamento-che è sempre stato riconosciuto come uno dei migliori rossi del nostro territorio.

Nella nostra idea attuale il Valtènesi uscirà dopo un anno/un anno e mezzo dalla vendemmia con le caratteristiche di un vino elegante, fresco e fruttato, mentre Il Campei continuerà a essere commercializzato un anno più tardi dopo un moderato contatto con il legno.
Ciò che con un linguaggio un po' superato si diceva un vino "riserva" o "superiore" rispetto al suo "base di annata".

Infine il Malborghetto Benaco bresciano igt resterà tale e quale nel contenuto e nel nome.
Un vino basato sul Rebo e sul Merlot, poco territoriale e molto caratterizzato dai vitigni, cimento strettamente aziendale nel solco della tradizione dei grandi rossi italiani da invecchiamento.

Senza voler mettere troppa enfasi, siamo convinti che la nuova doc Valtènesi rappresenti un'occasione storica per i produttori della costa bresciana del lago di Garda; ma anche che possa avere una valenza ben più ampia con riflessi importanti sull'amministrazione del territorio, sullo sviluppo turistico e sul futuro del paesaggio.
Un forte stimolo a lavorare sulla strada della qualità e dell'identità per valorizzare il prodotto vino e per vedere rinascere la viticoltura come forma di utilizzo redditizio e quindi di tutela della preziosa costa del lago più grande e più bello d'italia.