Vino naturale e altri pensieri

IL VINO NATURALE
Una volta il vino era frutto del caso. Buone e cattive annate come Dio le mandava in terra.
Poi è arrivato il vino industriale frutto della standardizzazione del processo.
Ora è il tempo del ritorno ragionato alla natura, ma non al caso.

Vi sono oggi, e noi siamo tra quelli, numerosi produttori che si impegnano nei propri vigneti e nelle proprie cantine perché il risultato del loro lavoro sia il più possibile naturale, ovvero il meno possibile aggiustato dalla chimica o da qualsiasi "ingrediente" che non sia l'uva.

Essi hanno dimostrato che non c’è bisogno dell’industria chimica con i suoi concimi, diserbanti, antiparassitari e coadiuvanti enologici per produrre dei vini qualitativamente ineccepibili.

Nel vigneto rispettano la vita, i terreni e le piante, cercando la perfetta maturazione e sanità del frutto. In cantina accompagnano la vita dei vini con l’obiettivo di azzerare o minimizzare l'uso di sostanze estranee alla loro composizione naturale.

La loro cultura tende al rispetto per i processi naturali, al minimo impatto degli interventi, alla valorizzazione delle diversità.

Il risultato di questo modo di pensare è il vino naturale.

VIGNETO LE CHIUSURE
Con l'impianto dell'ultimo vigneto abbiamo incrementato la presenza di Groppello.
Abbiamo oggi a disposizione quasi quattro ettari con oltre 18.000 ceppi. Il Groppello rappresenta il 45% delle nostre uve;  seguono la Barbera con il 20%, il Rebo con il 15%, il Sangiovese con il 10%, il Merlot con il 7% e il Marzemino con il 4%.

VIGNAIOLI INDIPENDENTI
Siamo uno dei circa 700 soci della Fivi, la Federazione italiana dei vignaioli indipendenti, che ha lo scopo di rappresentare la figura del viticoltore di fronte alle istituzioni, promuovendo la qualità e autenticità dei vini italiani.
Il Vignaiolo è una delle figure centrali del vino contemporaneo. La sua esistenza è essenziale per assicurare al consumatore un vino che abbia un forte attaccamento al territorio. Perché non è vero che tutti i vini commercializzati in Italia e nel mondo sono legati a un territorio e non tutti i vini che si possono bere hanno un marchio forte di tipicità e di cultura. Difendiamo la figura del vignaiolo perché siamo convinti che essa sia essenziale per il futuro delle nostre terre e per quello dell’agricoltura italiana.


IMPRONTA CARBONICA
Le Chiusure riconosce la sua responsabilità nel contenere l’impatto ambientale delle sue attività e produzioni. Per questo ha partecipato nelle annate 2010 e 2011 a un progetto di quantificazione dell’impronta carbonica prodotta, con l’obiettivo di averne consapevolezza e di provare a ridurla.
L'impronta carbonica è una misura delle emissioni di gas serra nell’azienda vitivinicola, dato che riassume l'impatto derivante dalle attività svolte nel vigneto, in cantina e per la commercializzazione.
Conoscere la propria impronta permette di analizzare le criticità di filiera e realizzare progetti migliorativi, sia per diminuire le emissioni che per rendere più virtuosa la gestione agronomica del vigneto.
Il calcolo delle emissioni è stato realizzato a seguito della raccolta di dati aziendali secondo lo schema dell'International Wine Carbon Protocol e della loro successiva elaborazione con il calcolatore Ita.Ca (italian Wine Carbon Calculator), l'unico strumento di calcolo esistente in Italia per il settore vitivinicolo, messo a punto da SATA Studio agronomico (www. agronomisata.it) in collaborazione con la Facoltà di Agraria di Milano.

VITICOLTORI PROTETTORI DEL TERRITORIO
Istintivamente, all’inizio della nostra attività, avevamo scelto per comporre il nostro marchio quelli che ci sembravano essere i due elementi più significativi del paesaggio gardesano: gli ulivi e i muri di pietra a secco. In entrambi sentivamo forte la presenza della natura e dell’uomo, gli artefici della bellezza che ci circondava, di quel paesaggio che molte volte ha contribuito a trasformare una giornata di lavoro nei campi in un piacere degli occhi e dello spirito. Dopo ventIcinque anni comprendiamo meglio le ragioni di quella scelta istintiva. Il paesaggio gardesano, la natura, il nostro territorio subiscono l’attacco di un’aggressione edilizia senza precedenti e rischiano di essere cancellati.
Quella dell’agricoltore si sta progressivamente trasformando in una professione all’incrocio tra produzione, protezione della natura e gestione del territorio. E, sebbene la qualità del prodotto resti l’obiettivo fondamentale del nostro lavoro, lavoriamo anche per far sentire la nostra voce a protezione del paesaggio, della natura e della bellezza.

ETICHETTE, IDENTITA' NEI SEGNI DEL PASSATO
La ricerca grafica che ha portato alle etichette attuali ha trovato il suo punto di riferimento nei segni del passato, nella storia dei nomi e dei luoghi, a partire dal nostro nome Le Chiusure, toponimo del luogo e della proprietà.
Campei è pure toponimo della campagna di Portese dove si trovano i nostri vigneti, ricordato dai vecchi contadini.
E Malborghetto, che è nome della contrada del paese dove sta la nostra casa, allude forse a qualche malefatta di tempi lontani.
La grafia antica sulle etichette del Valtènesi e del Chiaretto e la mappa catastale che mostra la nostra casa addossata ai ruderi del castello di Portese sull’etichetta del Malborghetto, nascono entrambe dal passaggio di Napoleone nella nostra regione due secoli fa.

MUSICA A LE CHIUSURE